Chiesa di San Fermo Maggiore. Archeologia, restauri, riduzione della vulnerabilità sismica
La pubblicazione illustra gli esiti di tutti gli approfondimenti condotti e l’intervento di consolidamento strutturale, durato circa un anno, mirato alla prevenzione del rischio sismico.
Il volume è anche l’occasione per ripercorrere le vicende storiche e costruttive di una delle più significative chiese della città e per testimoniare il ruolo della Soprintendenza di Verona che, fin dalla sua istituzione, ha contribuito significativamente non solo alla sua conservazione, ma anche alla sua approfondita conoscenza, considerato che una buona parte delle informazioni oggi disponibili derivano dagli studi eseguiti in occasione di lavori condotti dall’ente di tutela.
Il sarcofago medievale di San Fermo Maggiore a Verona

Il volume documenta esaurientemente un intervento di restauro a carattere sperimentale e sistematico, condotto dalla Soprintendenza con finanziamenti ministeriali su un sarcofago medievale del loggiato trecentesco di San Fermo Maggiore a Verona. L’aspetto tecnico declinato nelle sue componenti progettuali ed esecutive, è integrato da studi di inquadramento e confronti storico-artistico, estesi all’intero contesto conventuale dei frati minori di San Fermo, tradizionalmente in auge presso le famiglie nobili veronesi come luogo di deposizione e autocelebrazione.
Francesco Lorenzi – Cesare davanti alla testa di Pompeo

“Ci sono alcuni esempi da ricordare in cui, nelle case veronesi, si formavano originalissime serie pittoriche ispirate a soggetti classici; non semplici quadri da collezione, bensì vere e proprie serie studiate nell’interpretazione di esempi morali da imitare: quasi che in questa particolarità si racchiuda il lungo sviluppo della storia cittadina stabilmente legata all’Antico.
Siamo nel Settecento: i personaggi sanno giocare la sensibilità degli opposti con la saggezza degli ammonimenti.
Ora tutto è più teso, come se il soffio della Natura avesse risvegliato i modelli immobili arrivati dall’antichità”
Il volume, a cura di Fabrizio Magani, è stato realizzato in occasione dell’ultimazione dell’intervento di restauro del dipinto nel laboratorio della Soprintendenza, e rappresenta il primo numero della collana Prospettive.
Verona e le sue strade

Il volume, nato da un convegno organizzato nel 2017 dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza e dall’Università di Verona, presenta contributi sulla viabilità antica della città scaligera e del suo territorio. A studi complessivi di carattere generale, si affiancano i resoconti dettagliati delle più recenti indagini archeologiche, in gran parte inedite e con quadri conoscitivi assolutamente nuovi, raccontati con un linguaggio accessibile anche ai non specialisti.
I risultati della ricerca scientifica si arricchiscono di interventi originali su un tema molto attuale, ovvero quello della valorizzazione dei percorsi stradali del passato. Il libro offre una selezione di esperienze di tutela e valorizzazione delle strade antiche, messe in atto anche in altri ambiti territoriali: esempi a cui guardare come modelli di buone prassi per progetti futuri.
Paolo Veronese

Nel 2014, in occasione delle mostre dedicate a Veronese alla National Gallery di Londra e al palazzo della Gran Guardia a Verona, la Soprintendenza durante la manutenzione e revisione dei restauri effettuati nel corso degli anni, ha esteso le indagini e analizzato ancora una volta, con nuovi mezzi, le opere del pittore. Negli ultimi anni il perfezionamento delle tecniche e dei metodi che preservano l’integrità strutturale e funzionale delle opere d’arte, anche grazie all’attivazione a Verona del Laboratorio LANIAC (Laboratorio di analisi non invasive per l’arte antica, moderna e contemporanea), ha permesso un progressivo incremento delle conoscenze delle tecniche pittoriche e del disegno sottostante il dipinto.
Il volume, a cura di Chiara Scardellato, presenta i risultati della nuove ricerche sulle opere di Paolo Veronese, studiate mediante raggi X, infrarossi e scanner multispettrale, con testi di studiosi maturi o all’inizio della loro carriera. Lo scopo è quello di condividere le importanti ricerche effettuate negli anni, che spaziano dallo studio approfondito di dipinti come Il Martirio di San Giorgio, la Adorazione dei magi e la Pala Marogna, alle ricostruzioni dei tessuti degli abiti delle figure delle tele e lo studio dei pigmenti contenuti nei dipinti, con una platea di esperti e interlocutori.
Il libro è un contributo importante che testimonia il progresso della ricerca e i benefici dell’approccio scientifico sulla conservazione e l’interpretazione critica delle opere d’arte.
La pittura veronese nell’età barocca

Il volume, curato dal Soprintendente Fabrizio Magani, dal Prof. Sergio Marinelli dell’Università veneziana Cà Foscari e da Luca Fabbri, funzionario storico dell’arte della Soprintendenza, raccoglie in maniera esaustiva le schede biografiche e di critica storico-artistica dei pittori veronesi del Seicento.
Un libro che ha alle spalle l’esperienza di anni di lavoro della Soprintendenza veronese, con la catalogazione delle opere e le campagne fotografiche, la cui morfologia si è costruita come unica forma possibile della conoscenza storico artistica, nel territorio come concreta geografia fisica. Anche il progetto sul Seicento veronese è una delle tante riflessioni sui luoghi che la Soprintendenza tratta, come fosse un’architettura di materiali locali da rendere durevoli partendo dalle fonti primarie della loro conoscenza, messi al centro di un’idea di sostenibilità sul piano della cultura.
Una peculiarità, quella del Seicento veronese, che ha una caratteristica ambientale rispetto ad altri centri del Veneto, un’organizzazione di reti e relazioni tra artisti tale da farci pensare a una diversità, tanto evidente oggi che siamo riusciti almeno ad arginare la rimozione dell’argomento dagli studi.
Il volume prosegue idealmente la ricognizione sul Settecento con I pittori dell’Accademia di Verona (2011) e, ancora una volta, vanno ricordati coloro che hanno reso possibile questo risultato: il gruppo Agsm, l’Accademia di Belle Arti, il Comune di Verona, con la partecipazione speciale del Museo di Castelvecchio, in particolare le diocesi di Verona e di Bergamo, con le importanti organizzazioni dei loro uffici beni culturali, che hanno permesso di completare i nostri riferimenti sulle arti ecclesiastiche del territorio.
Documenti e immagini negli archivi della soprintendenza

Documenti e immagini che caratterizzano gli archivi della Soprintendenza.
Il volume rappresenta la vita dell’Istituto di tutela dell’intero patrimonio culturale. Nei faldoni d’archivio, infatti, è documentata la storia del Novecento delle città di Verona, Rovigo e Vicenza attraverso disegni, fotografie e lettere burocratiche, la cui lettura, però rivela spesso inediti e appassionanti episodi di storia urbana.
CIMITERI MILITARI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE NELL’ALTOPIANO DEI SETTE COMUNI

La legge italiana del 7 marzo 2001, n. 78 “Tutela del patrimonio storico della Prima guerra mondiale”, è lo strumento normativo che ha sancito il programma di tutela e valorizzazione di tutto il patrimonio materiale e immateriale legato alla Prima guerra mondiale in Italia. Attraverso questo strumento è stato possibile organizzare le attività e le celebrazioni del centenario ma soprattutto è stato ed è ancora possibile finanziare progetti di studio, ricerca, tutela e valorizzazione di questo inestimabile patrimonio.
Le testimonianze materiali della guerra nell’Altopiano dei Sette Comuni sono numerose e di natura molto diversificata. Accanto ai resti impressionanti e di grande impatto visivo oltre che emotivo, quali le strutture difensive dei forti che potevano contenere anche centinaia di uomini, si trovano, sparse, le labili tracce delle trincee scavate e anche quelle, forse ancora più labili, dei luoghi di sepoltura dei soldati.
L’Organo di Domenico Farinati nel Duomo di Verona

Il volume documenta l’intervento di restauro effettuato con finanziamenti ministeriali dalla Soprintendenza sull’organo di Domenico Farinati (1909), in cornu Evangelii nel Duomo di Verona.
Le opere, che hanno interessato anche la cantoria cinquecentesca e la cassa coeva dotata delle portelle dipinte da Felice Brusasorci, sono qui ampiamente descritte.
Oltre alle diverse fasi progettuali ed esecutive dell’intervento di recupero, sono stati affrontati in questa sede i molteplici aspetti della tradizione organaria veronese, non trascurando i contesti storico-artistici in cui gli strumenti musicali si collocano.

