Lungo la circonvallazione che corre tra Porta Vescovo e lungadige Porta Vittoria, all’altezza del semaforo di viale Partigiani, nei giardini di via Torbido

I resti monumentali del cosiddetto tempio di Giove Lustrale furono rinvenuti in via Diaz e spostati nel luogo dove oggi si trovano nel 1930. Per consentire l’accesso al ponte della Vittoria, realizzato tra il 1926 e il 1929, le autorità comunali decisero di costruire un’ampia strada che dal ponte si dirigesse verso il centro città abbattendo le case che in quel momento popolavano il quartiere sviluppatosi tra Porta Borsari e il fiume. Al centro dell’attuale via Diaz, sotto le strutture della chiesa di San Micheletto di origine medievale, anch’essa smantellata, si trovarono, inglobati nelle fondazioni, i resti di un tempio di età romana. Poiché le strutture si innalzavano di circa m 1,50 sopra la quota del piano moderno se ne distrusse la parte emergente, mentre gli elementi superstiti del podio in calcare vennero smontati. Si individuò l’esistenza di una cripta perimetrata da robusti muri in conglomerato di ciottoli spessi 1,30/1,60 e coperta da una volta a botte in calcestruzzo, che fu demolita. La rimanente parte del vano ipogeo non venne indagata e fu interrata. I resti del tempio sono stati rimessi in luce in via Diaz nell’ambito di interventi della Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto. Sotto la cella sono stati trovati dei vani sotterranei, uno dei quali dotato di una vasca. Si sono inoltre trovati i resti di una profonda piscina (m 1,90), rivestita da tenace signino, che circondava l’edificio su tre lati ed era connessa ai riti del culto.

L’edificio, databile verso la metà del I sec. d.C., si può restituire con pianta di m 10 x 18, su alto podio (m. 2,40) su cui si impostavano un’aula (cella) e un pronao. La tipologia è quella dello pseudo periptero tetrastilo o distilo in antis.

Una scalinata ne permetteva l’accesso sul lato sud e un grande altare doveva trovarsi nell’area antistante. Il tempio era originariamente collocato fuori le mura della città, tra la via Postumia e un cardine minore (una ventina di metri a nord di porta Iovia– Borsari). Il complesso si trovava al centro di un’area lastricata ed è verosimile che fosse circondato da un muro di recinzione e, forse, da un porticato; verso la Postumia doveva esistere un ingresso monumentale suggerito da una fondazione, larga m 3,20 e composta da due muri accostati, allineati con la parte settentrionale della torre nord della porta Iovia.

L’ipotesi di una dedica a Giove Lustrale fu proposta per la scoperta in zone non distanti di due are offerte al dio. La presenza di un luogo di culto dedicato a Giove giustificherebbe in effetti il nome di Porta Iovia che alcune epigrafi riportano in riferimento all’attuale porta Borsari.

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