Via Leoni, Corticella Leoni e vicolo Amanti

La Porta nota come Porta Leoni costituiva uno degli ingressi principali di Verona romana, al limite sud del cardine massimo (odierno asse di via Leoni-via Cappello). Fu costruita nella fase della fondazione della città contestualmente alle mura urbiche e ristrutturata in età claudia.

Il nome, attestato almeno dal XV sec., si deve ad un coperchio di sarcofago in pietra con due leoni accovacciati, che si trovava nelle sue vicinanze e che attualmente è collocato dietro al limitrofo monumento dedicato ad Umberto I. I resti della facciata della porta, rivolta verso il centro città, sono inglobati nel palazzo, di impianto medievale, che si trova all’angolo tra Corticella Leoni e via Leoni.

Resti della parte occidentale del monumento furono messi in luce e musealizzati tra gli anni 1974-1981:

Alta circa 13 metri, la Porta sul cardo aveva pianta quadrata (circa 17 metri per lato), con corte interna rettangolare, doppio fronte con fornici di circa 3,3 metri di altezza e gallerie finestrate ai piani superiori. Due torri poligonali di sedici lati,  in mattoni sesquipedali,  con fondazioni a riseghe progressive, si ergevano agli angoli della fronte rivolta verso il suburbio, in connessione con la cinta muraria realizzata anch’essa in mattoni.

Del fronte verso la città resta l’interessante palinsesto formato dalle due facciate sovrapposte: avvicinandosi è possibile notare come al prospetto originario della porta in laterizi, si addossò più tardi la facciata in calcare bianco: tra le due facciate resta un’intercapedine di pochi cm, messa in luce a seguito dei restauri.   E verso via Leoni si trova è murata un’iscrizione su una lastra in pietra “tufacea” locale che ricorda i nomi dei quattuorviri che nella seconda metà del I sec. a.C, su decreto dei decurioni realizzarono, oltre alla porta stessa, la cinta muraria e il reticolo fognario. Sono nominati anche i funzionari municipali che eseguirono il collaudo delle opere.

Verso la metà del I sec. d.C. le facciate in laterizio della porta furono abbellite con prospetti in pietra bianca.

Questi seguivano l’articolazione dei precedenti, ma erano più alti e con una decorazione molto più ricca, secondo la tendenza dell’epoca. Rimane metà della facciata verso la città, con uno dei fornici inquadrato da un’edicola; al primo piano sono tre delle sei finestre, al secondo circa metà della grande esedra di coronamento (probabilmente decorata da statue) e una delle specchiature che la inquadravano tra colonne tortili. Anche il rifacimento del prospetto monumentale della porta fu opera di un collegio di magistrati, uno dei quali (Ti. Flavius Noricus) è ricordato nell’iscrizione sull’architrave.

Informazioni per la visita

I resti della facciata settentrionale sono sulla casa addossata all’angolo tra Corticella Leoni e via Leoni, mentre i resti della parte occidentale della porta (torre e parte delle murature della struttura quadrangolare) sono a cielo aperto e visibili dal livello del piano stradale di via Leoni.