Nel mese di settembre 2025, all’interno del territorio comunale di Vabrenta (VI), è stata effettuata un’indagine con metodologia archeologica sui resti di un ricovero militare in caverna scavato sul versante settentrionale di Monte Asolone (m 1522 slm) nel massiccio di Monte Grappa, lungo la principale dorsale che collega il Canale di Brenta con la Valle del Piave. Il ricovero fu realizzato da unità dall’ormai disciolto Esercito di Austria Ungheria nell’inverno del 1917, dopo l’acquisizione di posizioni precedentemente tenute dal Regio Esercito Italiano. L’infrastruttura faceva parte di un fitto sistema di fortificazioni che munivano il crinale della montagna diventata un caposaldo importantissimo per tutte le operazioni dell’esercito asburgico sia offensive che difensive. Tali posizioni furono strenuamente tenute dagli austro ungarici fino al termine delle ostilità a costo di pesantissime perdite in vite umane.
I lavori, iniziati con l’ausilio di un mezzo meccanico, hanno preso avvio sulla base di un progetto che prevedeva l’esplorazione di un ricovero possibilmente integro, ossia non saccheggiato in anni recenti da cacciatori di reperti militari. La scelta è caduta su una struttura intravista qualche decennio or sono e poi occlusasi completamente per cause naturali. Dopo la rimozione della porzione più onerosa ed esterna di materiale franato, lo scavo è continuato manualmente all’interno della cavità, mettendo progressivamente in luce il contesto integro degli ultimi disperati giorni di guerra dei soldati austro ungarici che tennero la posizione fino al 31 ottobre 1918. Lo scavo stratigrafico e la documentazione grafica e fotografica hanno progressivamente restituito un palinsesto ricostruttivo composto dalla sequenza di dinamiche che hanno nel tempo colmato l’interno della cavità, sigillando le originarie centinature lignee che armavano la caverna e una cospicua selezioni di reperti che rappresentano la cultura materiale dei giorni e delle ore di vita in guerra trascorse al suo interno. Le attività di ricerca, condotte con la direzione scientifica della dott.ssa Paola Salzani, funzionaria archeologa della nostra Soprintendenza, sono state svolte da operatori specializzati della ditta SAP, Società specializzata in servizi per l’Archeologia, coadiuvati dalla preziosa collaborazione dei gestori della vicina Malga Monte Asolone e con la presenza saltuaria di personale volontario che si è prestato sia per i lavori di scavo sia per la sorveglianza del sito durante le giornate festive.
