Claudia Candia

Claudia Candia

Claudia Candia

funzionario architetto

🏛️ Aree Funzionali (2)

AREA FUNZIONALE VII - DIDATTICA FORMAZIONE E PROMOZIONE

Coadiutore

AREA FUNZIONALE IV - TUTELA TERRITORIALE VRO

Responsabile

ℹ️ Informazioni Generali

Nome: Claudia
Cognome: Candia
Telefono: 0458050146

Brunella Bruno

Brunella Bruno

Brunella Bruno

funzionario archeologo

🏛️ Aree Funzionali (3)

AREA FUNZIONALE VII - DIDATTICA FORMAZIONE E PROMOZIONE

Coadiutore

AREA FUNZIONALE II - TUTELA TERRITORIALE VRC

Responsabile

AREA FUNZIONALE II - TUTELA TERRITORIALE ROCO

Responsabile

ℹ️ Informazioni Generali

Nome: Brunella
Cognome: Bruno
Telefono: 0458050163

Benjamat Onghtong

Benjamat Onghtong

Benjamat Onghtong

assistente amministrativo

🏛️ Aree Funzionali (1)

AREA FUNZIONALE I - ACCOGLIENZA E CENTRALINO

Collaboratore

ℹ️ Informazioni Generali

Nome: Benjamat
Cognome: Onghtong
Telefono: 0458050111

Michele Scardamaglio

Michele Scardamaglio

Michele Scardamaglio

assistente amministrativo

🏛️ Aree Funzionali (1)

UFFICIO ESPORTAZIONE

Collaboratore

ℹ️ Informazioni Generali

Nome: Michele
Cognome: Scardamaglio
Telefono: 0458050198

Silvia Dandria

Silvia Dandria

Silvia Dandria

funzionario architetto

🏛️ Aree Funzionali (3)

AREA FUNZIONALE VII - DIDATTICA FORMAZIONE E PROMOZIONE

Coadiutore

AREA FUNZIONALE IV - TUTELA TERRITORIALE VRC

Responsabile

AREA FUNZIONALE VI

Responsabile Area Funzionale

ℹ️ Informazioni Generali

Nome: Silvia
Cognome: Dandria
Telefono: 0458050153

Villa romana di Valdonega

Verona, via Zoppi, 5 (traversa di via Marsala)

MAP – https://www.google.com/maps/place/Villa+Romana+di+Valdonega

La villa romana di Valdonega si colloca sulle prime pendici collinari retrostanti la città, oltre la sponda sinistra dell’Adige, a circa 2 chilometri dal centro urbano e fu scoperta nel 1957, nel corso dei lavori per la costruzione di uno dei condomini che oggi popolano il quartiere. Si tratta del piano inferiore di un edificio originariamente articolato su più piani e a livelli diversi, secondo il pendio del terreno. I resti sono costituiti da un lussuoso padiglione con affreschi e mosaici, molto ben conservati, risalente agli inizi del I sec. d.C.

Della villa sono oggi visibili tre ambienti affacciati su un portico a L (di cui si vedono le basi delle colonne) probabilmente aperto su uno spazio aperto verso est, in corrispondenza dell’attuale giardino che rievoca quello antico. L’ambiente principale (in pianta: A), ampio 67 mq, è costituito da una sala rettangolare con colonne su tre lati con capitelli di tipo corinzio (uno dei quali, conservato in alzato, mostra due delfini affrontati) e una porta affiancata da due finestre sul quarto lato su cui si conserva un intonaco dipinto raffigurante una gabbia di uccelli su fondo rosso cupo. La copertura della stanza era a volta nella parte centrale, mentre lo spazio tra le colonne e i muri perimetrali era a copertura piana. L’ambiente, pavimentato con un mosaico bianco contornato da due fasce nere e pannelli tra gli intercolumni decorati da motivi vegetali e uccellini in policromia, decorato da pareti affrescate, è stato interpretato come oecus corinzio, una elegante sala da pranzo. Al secondo ambiente (in pianta: C) si accedeva tramite un piccolo vano (in pianta: B) con pavimentazione parte in cocciopesto e parte in mosaico nero con cornice bianca.

L’ambiente C presentava un’ampia finestra sul portico esterno ed era caratterizzato da pavimento a mosaico bianco con bordo a fasce bianche e nere, pareti affrescate con motivi vegetali e quadretti di vario genere con volatili, maschere e animali fantastici. Sul lato opposto al portico la sala è chiusa da un banco in muratura con piano in marmo, di funzione imprecisata. Alcuni gradini posti alla fine del corridoio porticato segnalano la distribuzione del complesso su più piani o terrazze.

Informazioni per la visita.

L’accesso al sito è gestito dall’Associazione Archeonaute Onlus (tel. 3240885862; archeonaute@gmail.com)

L’area è visitabile con entrata gratuita su prenotazione.

Villa Romana di Valdonega

E’ disponibile un video ricostruttivo: https://ianus.co/portfolio/rilievo-villa-romana-valdonega/

Video e visita virtuale: https://www.larena.it/media/piu-verona/la-villa-romana-di-valdonega-1.10588776


Tempio di Giove Lustrale

Lungo la circonvallazione che corre tra Porta Vescovo e lungadige Porta Vittoria, all’altezza del semaforo di viale Partigiani, nei giardini di via Torbido

I resti monumentali del cosiddetto tempio di Giove Lustrale furono rinvenuti in via Diaz e spostati nel luogo dove oggi si trovano nel 1930. Per consentire l’accesso al ponte della Vittoria, realizzato tra il 1926 e il 1929, le autorità comunali decisero di costruire un’ampia strada che dal ponte si dirigesse verso il centro città abbattendo le case che in quel momento popolavano il quartiere sviluppatosi tra Porta Borsari e il fiume. Al centro dell’attuale via Diaz, sotto le strutture della chiesa di San Micheletto di origine medievale, anch’essa smantellata, si trovarono, inglobati nelle fondazioni, i resti di un tempio di età romana. Poiché le strutture si innalzavano di circa m 1,50 sopra la quota del piano moderno se ne distrusse la parte emergente, mentre gli elementi superstiti del podio in calcare vennero smontati. Si individuò l’esistenza di una cripta perimetrata da robusti muri in conglomerato di ciottoli spessi 1,30/1,60 e coperta da una volta a botte in calcestruzzo, che fu demolita. La rimanente parte del vano ipogeo non venne indagata e fu interrata. I resti del tempio sono stati rimessi in luce in via Diaz nell’ambito di interventi della Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto. Sotto la cella sono stati trovati dei vani sotterranei, uno dei quali dotato di una vasca. Si sono inoltre trovati i resti di una profonda piscina (m 1,90), rivestita da tenace signino, che circondava l’edificio su tre lati ed era connessa ai riti del culto.

L’edificio, databile verso la metà del I sec. d.C., si può restituire con pianta di m 10 x 18, su alto podio (m. 2,40) su cui si impostavano un’aula (cella) e un pronao. La tipologia è quella dello pseudo periptero tetrastilo o distilo in antis.

Una scalinata ne permetteva l’accesso sul lato sud e un grande altare doveva trovarsi nell’area antistante. Il tempio era originariamente collocato fuori le mura della città, tra la via Postumia e un cardine minore (una ventina di metri a nord di porta Iovia– Borsari). Il complesso si trovava al centro di un’area lastricata ed è verosimile che fosse circondato da un muro di recinzione e, forse, da un porticato; verso la Postumia doveva esistere un ingresso monumentale suggerito da una fondazione, larga m 3,20 e composta da due muri accostati, allineati con la parte settentrionale della torre nord della porta Iovia.

L’ipotesi di una dedica a Giove Lustrale fu proposta per la scoperta in zone non distanti di due are offerte al dio. La presenza di un luogo di culto dedicato a Giove giustificherebbe in effetti il nome di Porta Iovia che alcune epigrafi riportano in riferimento all’attuale porta Borsari.

Informazioni per la visita

L’accesso al sito è libero.


Porta Leoni – Resti della facciata e fondazioni

Via Leoni, Corticella Leoni e vicolo Amanti

La Porta nota come Porta Leoni costituiva uno degli ingressi principali di Verona romana, al limite sud del cardine massimo (odierno asse di via Leoni-via Cappello). Fu costruita nella fase della fondazione della città contestualmente alle mura urbiche e ristrutturata in età claudia.

Il nome, attestato almeno dal XV sec., si deve ad un coperchio di sarcofago in pietra con due leoni accovacciati, che si trovava nelle sue vicinanze e che attualmente è collocato dietro al limitrofo monumento dedicato ad Umberto I. I resti della facciata della porta, rivolta verso il centro città, sono inglobati nel palazzo, di impianto medievale, che si trova all’angolo tra Corticella Leoni e via Leoni.

Resti della parte occidentale del monumento furono messi in luce e musealizzati tra gli anni 1974-1981:

Alta circa 13 metri, la Porta sul cardo aveva pianta quadrata (circa 17 metri per lato), con corte interna rettangolare, doppio fronte con fornici di circa 3,3 metri di altezza e gallerie finestrate ai piani superiori. Due torri poligonali di sedici lati,  in mattoni sesquipedali,  con fondazioni a riseghe progressive, si ergevano agli angoli della fronte rivolta verso il suburbio, in connessione con la cinta muraria realizzata anch’essa in mattoni.

Del fronte verso la città resta l’interessante palinsesto formato dalle due facciate sovrapposte: avvicinandosi è possibile notare come al prospetto originario della porta in laterizi, si addossò più tardi la facciata in calcare bianco: tra le due facciate resta un’intercapedine di pochi cm, messa in luce a seguito dei restauri.   E verso via Leoni si trova è murata un’iscrizione su una lastra in pietra “tufacea” locale che ricorda i nomi dei quattuorviri che nella seconda metà del I sec. a.C, su decreto dei decurioni realizzarono, oltre alla porta stessa, la cinta muraria e il reticolo fognario. Sono nominati anche i funzionari municipali che eseguirono il collaudo delle opere.

Verso la metà del I sec. d.C. le facciate in laterizio della porta furono abbellite con prospetti in pietra bianca.

Questi seguivano l’articolazione dei precedenti, ma erano più alti e con una decorazione molto più ricca, secondo la tendenza dell’epoca. Rimane metà della facciata verso la città, con uno dei fornici inquadrato da un’edicola; al primo piano sono tre delle sei finestre, al secondo circa metà della grande esedra di coronamento (probabilmente decorata da statue) e una delle specchiature che la inquadravano tra colonne tortili. Anche il rifacimento del prospetto monumentale della porta fu opera di un collegio di magistrati, uno dei quali (Ti. Flavius Noricus) è ricordato nell’iscrizione sull’architrave.

Informazioni per la visita

I resti della facciata settentrionale sono sulla casa addossata all’angolo tra Corticella Leoni e via Leoni, mentre i resti della parte occidentale della porta (torre e parte delle murature della struttura quadrangolare) sono a cielo aperto e visibili dal livello del piano stradale di via Leoni.


Area di Corte Sgarzerie – Resti del criptoportico del tempio capitolino (Capitolium) e di strutture medievali

Corte Sgarzerie, 8

MAP:        https://www.google.com/maps/place/Area+archeologica+di+Corte+Sgarzerie.

L’area archeologica conserva una parte del complesso capitolino di Verona costruito sul lato nord del Foro lungo il decumano massimo cittadino (odierno Corso Porta Borsari) nella seconda metà del I sec. a.C. e ultimato intorno al 20 a.C. Il complesso era esteso su una superficie di circa 60.000 mq e comprendeva il grandioso tempio dedicato alla triade divina Giove, Giunone e Minerva posto al centro di una terrazza sopraelevata circa 2 m rispetto al piano romano, delimitata per tre lati – est, nord e ovest- da un portico a doppia galleria (il quarto lato, quello sud, era occupato dalla scalinata di accesso rivolta verso il Foro). Tale portico era sostenuto da un criptoportico diviso in due navate larghe 4,5 m da una spina di archi retti da pilastri e coperto da volte a botte, illuminato da finestre “a strombo” affacciate sulla terrazza superiore.

I resti visibili nell’area archeologica appartengono al braccio ovest del criptoportico, relativi ai muri esterni delle gallerie, a grandi frammenti delle volte (visibili in giacitura di crollo) e ai pilastri della spina.

Oltre ai resti del criptoportico sono visibili una strada pedonale (un piccolo cardine di collegamento tra il decumano massimo al decumano posto sotto Via Emilei) e, al di là di questa, il perimetrale di un altro grande edificio pubblico.

Dopo il crollo delle volte, l’edificio sotterraneo fu usato fino al X-X secolo come discarica per immondizie e macerie. Nell’altomedioevo nell’area fu realizzata una struttura quadrangolare interrata (cantina?), mentre risalgono al XII-XIII secolo la fondazione di una casa torre, posta proprio all’ingresso del percorso archeologico.

Parte di queste strutture furono demolite per far spazio alla Loggia del Mangano, riutilizzata come abitazione fino al 1970, per essere poi recuperata così come la vediamo oggi.

Informazioni per la visita.

L’accesso al sito è gestito dall’Associazione Archeonaute Onlus (tel. 3240885862; archeonaute@gmail.com). https://www.archeonaute.it/corte-sgarzerie/

L’area è visitabile con entrata gratuita su prenotazione. Sono disponibili visite guidate (in italiano e in lingua straniera).


Cortile sud-est dell’ex Arsenale

Verona, tra Piazza Arsenale e via Cappellini 2

Le indagini archeologiche preventive svolte nella corte dell’ala sud-est dell’ex Arsenale, per la realizzazione del parcheggio interrato Park-Arsenale, hanno messo in luce i resti di un grande complesso produttivo sorto verso la fine del I sec. d.C. la cui attività era legata alla presenza di un mulino alimentato da una ruota idraulica.  E’ stato individuato il tratto del canale entro cui scorreva l’acqua che alimentava la ruota; esso, in corrispondenza del mulino, era strutturato con spalle in muratura rivestite da lastre in calcare presenti anche sul fondo.  In corrispondenza dell’alloggio della ruota idraulica, il canale presentava un improvviso salto di quota in modo da accelerare la spinta dell’acqua sulle pale, le cui tracce sono ancora ben visibili sulle lastre laterali: queste, peraltro, consentono di ricostruire una ruota di circa 5,60 metri di diametro. La ruota era collegata, mediante un albero di trasmissione, all’insieme di ingranaggi collocato all’interno di un vano dell’edificio produttivo, una costruzione rettangolare allungata in senso nord-sud suddivisa da pilastri, all’ interno della quale avveniva l’intero processo legato alla macinazione dei cereali le uniche cui tracce sono alcuni frammenti di macina in pietra. Un ampio edificio porticato era collegato all’opificio: lo scavo ha evidenziato due delle quattro ali del fabbricato, una delle quali per una lunghezza di circa 50 metri. Il portico interno era formato da una doppia fila di pilastri, di cui sono stati portati alla luce i plinti di fondazione. L’edificio, molto probabilmente destinato allo stoccaggio di merci e interpretabile come un horreum, era articolato in vani affiancati, divisi da muretti e divisori in legno, le cui tracce fanno ipotizzare diversi interventi di riorganizzazione dello spazio. All’edificio porticato si accedeva attraverso un’apertura di 2,50 metri, individuata all’estremità ovest del muro perimetrale nord, tramite uno stradello che superava il canale del mulino con un piccolo ponte, del quale sono state rinvenute le strutture di fondazione. Il complesso produttivo comprendeva, nel settore nord-est, un ulteriore edificio, formato anch’esso da vani quadrangolari affiancati di circa 16 metri quadrati interpretabili come ambienti di stoccaggio e di servizio.

Gli scavi per il parcheggio hanno restituito anche le strutture che costituivano il sistema di drenaggio e raccolta delle acque piovane del cortile dell’Arsenale asburgico: una cisterna centrale e due lunghe canalette collegate a caditoie, poste simmetricamente ai lati della cisterna stessa e verso questa convergenti.   Tali  strutture sono state smontate e successivamente ricollocate a una quota diversa all’interno del parcheggio sotterraneo, dove ne è possibile la visione.

Informazioni per la visita

L’accesso al sito è libero e può avvenire sia dal cancello di piazza Arsenale (posto a est), sia dal Parcheggio Saba Arsenale. Sono disponibili pannelli (in italiano e in inglese) e un video nel vano casse del parcheggio.